Crescita costante e forza del gruppo

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Coach Di Terlizzi commenta la 2^ giornata della prima serie dei campionati italiani

Video: finale 3° e 4° posto Ducale PR 2 - AV2

 

Quando alla vigilia di questa seconda di campionato mi prefiguravo degli spezzoni di giocate, di risultati e possibili commenti a caldo delle fanciulle che seguo ormai da 4 mesi, le sensazioni erano assimilabili al classico sapore d’amaro in bocca, tipico delle esperienze compiute a metà. Ciò per via di assenze e defezioni susseguitesi dalla prima di campionato ad oggi. Situazioni che avevano creato qualche perplessità e momenti di sbandamento fra le giocatrici fino ai giorni precedenti Bari.

Oggi, invece, provo gioia e fierezza perché AV2 è stata davvero bella da vedere. Una coralità espressa in questo modo si è veramente vista poco nella prima serie. Le ragazze sono state capaci, grazie anche al peso, non solo fisico, dell’esperienza di Nicola Licata, a tirare fuori il meglio e a dimenticarsi di essere perennemente in affanno. Va bè, lo sanno tutti oramai che è l’unica squadra con 7 donne, quindi prometto di non ripeterlo troppe volte ancora, perché sennò annoio anche me stesso.icpbkFdu cr

Il punto che mi interessa di più sottolineare è la capacità che la squadra ha avuto di fare quadrato con concentrazione, sagacia, disciplina, autocontrollo, intensità e fiducia reciproca fra le compagne. Come se la coscienza di essere in difficoltà avesse permesso loro di dare qualcosa in più. Forse la serie di eventi avversi, gli infortuni e la non ottimale condizione fisica, soprattutto di alcuni elementi, hanno dato vita ad una sinfonia discretamente eseguita. E’ possibile che sia stata una coincidenza astrale… Oppure perché s’è lavorato bene in settimana, sia sul corpo che sulla mente. O perché qualcosa sta cambiando. Oppure per via di tutte queste cose assieme. Bene. Continuiamo così allora e sicuramente andrà bene. Se siamo stati capaci di far passare il mal di testa ad uno che non fa altro che darsi delle martellate, vorrà dire che siamo dotati di una sorta di tocco magico che risolve tutti i problemi… In realtà, le cose stanno diversamente. Quando una collettività o una squadra, sapendo di partire svantaggiata, riesce a superarsi e a tendere al colpo di scena, non si può far altro che gioire. Nell’immediato però. Poi, invece, sono convinto che, guardandosi dentro ed andando indietro nel tempo, la stessa avrà il dovere di chiedersi cosa avrebbe dovuto fare di più per non essere già dietro in partenza. Non posso, quindi, essere pienamente contento. Quell’amaro in bocca di cui parlavo sopra ce l’ho eccome. Il concetto è molto semplice. Bisogna fare di tutto per arrivare ad una gara nel miglior modo possibile. AV2 poteva fare di più. Non ieri. Ma nelle settimane fra Parma e Bari. Negli sport in genere, e non solo, raccogli in un giorno quello che hai seminato per mesi. Se hai seminato bene, raccogli l’80-90%. Se hai seminato poco o male, raccogli il 50-60%, se va bene. Quel 10-20% mancante è un surplus, è raro. E’ dato dalla convergenza di tutti i giocatori verso una dimensione di grazia armoniosa e fluida, senza intoppi o presenza di circostanze avverse, interne o esterne. AV2 a Bari l’ha mostrato. Ma non si può fare affidamento su questo elemento. Quello che conta è il lavoro condiviso, coordinato, quotidiano, serio, costante. Abbiamo il dovere verso noi stessi e verso i compagni di dare di più e di essere coerenti con la voglia di migliorarsi, poichè questa intenzione è stata espressa e condivisa da tutti. Il mio compagno è il bene più prezioso. E’ a lui che affido il disco prima di tornare a respirare, così come è a lui che con le mie azioni affido la mia integrità.

C’è un ultimo mese di sacrifici. Poi assoluta libertà. Ma, come dice Gaber, “libertà è partecipazione”.

Capitolo a parte per ciò che riguarda le tutele che una buona società, stato, associazione, organizzazione sportiva dovrebbe garantire a questo come a qualsiasi altro sport. Il principio che dovrebbe vigere è quello di imparzialità ed equità nel giudizio delle azioni di gioco. Mi riferisco ovviamente alla classe arbitrale. E non è un discorso riferito a questo o a quell’arbitro. Ho visto delle cose inenarrabili. Sia nella prima serie, da coach, sia nella elite, da giocatore. Ed ho sentito lamentele da parte di molti. E’ un problema di qualità degli arbitri. E’ un problema vecchio. Quando 5 anni fa iniziai a fare hockey sub sentivo dire le stesse identiche cose. Si diceva che bisognava tenere dei corsi per arbitri e di fare tutto il possibile per dare serenità ai giocatori, coaches e a tutti gli attori coinvolti. Mi sembra siano stati fatti notevoli passi in avanti. Si sono organizzate delle training sessions per arbitri, abbiamo mandato gente all’estero per migliorarsi, con l’intento di portare dentro i nostri confini l’esperienze acquisite fuori. Ora, perché mai non si mettono al servizio delle squadre? Perché mai due arbitri internazionali (per altro uno dei due non giocatore) sono messi all’angolo? Che credibilità può avere un movimento in cui i problemi, negli anni, sono sempre gli stessi? Mi verrebbe quasi da dire che è il classico pasticcio all’italiana, in cui chi scrive le regole poi non le rispetta, il giudice è il giudicato, il controllore è il controllato. Made in Italy.

Dario Di Terlizzi

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