Bologna, 9-10 settembre 2000

Risultati

Squadre partecipanti:

Group A

Group Velenje

Group C

Paris Men

Paris Women

Sub Nettuno

Velenje SLO

CTDC - GB

Puckaholics GB

UISP

Bologna women

Belgium

Hungary

Irpinia women.

Rome UHRC

Sub Bo.

Round Robin

1

Group A

Nettuno

Puckah.

2 - 0

Group A

UHRC-Rm

Belgium

0 - 6

Group B

Velenje

Hungary

1 - 0

2

Group A

UHRC-Rm .

Nettuno

0 - 7

Group C

BO Women

Irpinia W.

5 - 0

Group A

Puckah

Paris Men

0 - 3

Group B

UISP

Hungary

2 - 0

Group C

Paris Women

CTDC

0 - 3

3

Group A

Paris Men

Belgium

3 - 0

Group B

Sub Bo.

UISP

1 - 4

Group C

Paris Women

BO Women      6 - 0

Group A

Puckah.

UHRC-Rm

7 - 0

Group C

Irpinia W.

CTDC

0 - 5

4

Group A

UHRC-Rm

Paris Men

0 - 7

Group C

BO Women

CTDC

0 - 5

Group A

Belgium

Nettuno

0 - 2

Group B

Sub Bo.

Velenje

1 - 2

Group C

Irpinia W.

Paris Women

5

Group A

Nettuno

Paris Men

0 - 6

Group B

Velenje

UISP

0 - 2

Group B

Sub Bo.

Hungary

1 - 1

Group A

Belgium

Puckah.

1 -0

game I

Irpinia W.

BO Women

0 - 4

q/ final

Paris Men

CTDC

2 - 1

q/ final

UISP

Paris W.

3 - 0

q/ final

Nettuno

Hungary

1 - 0

q/ final

Belgium

Velenje

2 - 0

Sunday

q/ final UISP CTDC 2 - 0

game III

Puckah

BO Women

5 - 0

game IV

Sub Bo

UHRC

2 - 0

game 5

CTDC

Paris W.

2 - 1

game 6

Hungary

Velenje

1 - 0

semi final

Paris Men

Belgium

5 - 0

semi final

UISP

Nettuno

1 - 0

final 11-12

BO Women

UHRC

4 - 0

final 9-10

Puckah

Sub Bo

0 - 3

final 7-8

Paris W.

Velenje

3 - 0

final 5-6

CTDC

Hungary

3 - 1

final 3-4

Belgium

Nettuno

0 - 1

final 1-2

Paris Men

UISP

3 - 1

 

Final ranking

  1. Paris men
  2. UISP
  3. Nettuno
  4. Belgium
  5. CTDC London
  6. Hungary
  7. Paris women
  8. Velenje
  9. Sub Bo
  10. Puckaholics London
  11. Bologna women
  12. UHRC Roma
  13. Avellino women

Commenti:

Due squadre in semifinale, una terza nelle posizioni di immediato rincalzo, la femminile ad un ottimo esordio. Non male la valutazione complessiva della 3^ edizione del torneo citta’ di Bologna.

Onestamente non so se il gioco sia migliorato, certo una settimana di allenamento con 20-25 giocatori sempre presenti ha sortito l’effetto di far riprendere confidenza col disco, col clima agonistico, con l’hockey giocato e non da email. Poi sul campo i risultati vengono. Gli avversari erano piu’ forti dello scorso anno. Certamente piu’ forti i francesi con l’innesto di Rob Schipper, full back della nazionale campione d’Europa, certamente piu’ forti gli inglesi di Martin non piu’ divisi in 2 squadre omogenee ma concentrati in un unico team. Piu’ forti gli ungheresi dopo un anno di esperienza, interessanti i belgi con l’apporto di Mitch, Max e Coco. In questo quadro il ruolino di marcia delle nostre prime due formazioni, omogeneamente divise in quanto a tasso di classe e non meritoriamente raggruppate come per la scorsa edizione, e’ stato positivo: un solo gol subito (da una formazione italiana) in tutto il torneo ad esclusione della squadra francese.

Si ripropone quindi il modello all’italiana con 6 giocatori a difendere (e cominciamo a diventare bravini), a fronte di una sterilita’ in attacco che, col tempo potrebbe diventare un problemino. Ma, al momento, un golletto di rapina basta a vincere una partita, magari arrotondando il punteggio con qualche contropiede bruciante (ottimo Giacomone in questo lavoro).

Almeno per quanto concerne la squadra UISP, ginta per altro in finale, il gioco e’ continuato a sembrare frammentario e troppo spesso legato a isolate folate offensive e poco frutto di azioni corali. Certo il gioco e’ andato migliorando nel corso del torneo: dall’orrida prestazione iniziale contro gli ungheresi a s/f e finale si e’ visto un progressivo ritorno al gioco di squadra. I cambi di ruolo, le formazioni sperimentali durante la settimana e la stessa formazione (tutto sommato nuova) DEL TORNEO, hanno richiesto piu’ di una partita per ritrovare il bandolo della matassa. Infine abbiamo visto quale tipo di allenamento fisico sarebbe necessario per raggiungere buoni risultati di squadra: troveremo una dozzina di giocatori disposti ad andare fino in fondo? Al momento la squadra e’ troppo sbilanciata e, negli incontri imoportanti, la differenza la fa il sesto uomo in campo, non il primo.

Ottima la finale con i francesi, gioco di squadra, tenacia, determinazione. E gli abbiamo pure fatto un golletto per dimostrare che in campo c’eravamo anche noi. E poi c’e’ stata la partia con gli inglesi:

The Great Colonell swindle
Mancava, in questo torneo, "la partita", quella da ricordare, quella in cui si da’ tutto, quella per cui c’e’ un perche’. Troppo forti i franco-olandesi contro i quali gia’ una strenua resistenza era il massimo ipotizzabile; troppo frequenti i i derby in famiglia per suscitare tensioni particolari col Sub Nettuno; senza Ales e Klemen gli sloveni per richiamare l’eterna rincorsa di Kranj. E cosi’ gia’ la prima giornata volgeva al tramonto lasciando una serie di striminzite vittorie e sembrava che l’acqua gelida fosse il protagonista dell’edizione 2000: ricordare un torneo per come si rattrapivano le parti intime ad ogni battuta del gong d’inizio, mi lasciava un certo amaro in bocca. Ma ecco che l’ottimo Martin, inglese di nascita ma ormai bolognese di adozione per le sue frequentazioni nella Dotta, con il suo sempre piu’ ricco vocabiolario italiano avvicina il Colonnello e gli fa notare quello che a suo avviso si presentava come un errore nella composizione del calendario del torneo; infatti la squadra di Londra e quella di Parigi dovevano sontrarsi in un quarto di finale dall’esito senza futuro per la perdente. Diceva, il buon Martin, che da un rapido sondaggio a bordo vasco tutti concordavo essere quelle due le squadre piu’ forti del torneo ed era un peccato si dovessero affrontare tanto prima della finale.Vi era forse un’allusione ad una casalinga organizzazione che voleva la squdra della UISP in finale senza fatica quanto senza merito? Mah? Se in acqua il Colonnello cerca di fare del suo meglio per nascondere tra bolle e mutini le quaranta primavere, pare che nulla riesca a fare contro quell’acidita’ e suscettibilita’ alla quale, al procedere degli anni, ogni uomo deve sottomettersi. Sfoderando un sorriso cosi’ ampio da far riapparire il gatto del Cheshire il perfido Colonnello ribatte che sua unica premura e’ che tutti siano contenti alla fine del torneo (come certo sa chi ben lo conosce) e che, se tale, sottovalutazione delle squadre vi era stata sarebbe stata sua cura porvi immediato rimedio con una sfida aggiuntiva da effettuarsi la mattina successiva prima dell’inizio della fase finale del torneo: la squadra UISP rimetteva in gioco il posto in semifinale gia’ acquisito sul campo per consentire agli amici inglesi una prova d’appello ove dimostrare chi si meritava effettivamente di giocare le finali. Aggiungeva poi il canuto quanto permaloso militare (?), con sguardo timido e impacciato rivolto ai propri piedi, che se sconfitti, come era certo nelle cose, saremmo stati ugualmente contenti di evitare l’ennesimo derby contro l’altra squadra di Bologna. Certo come unica condizione si richiedeva di poter far giocare Jack in sostituzione del veterano Beppe che la mattina successiva prendeva l’aereo per i Mar Rosso. Detto fatto e accordo sancito da una virile stretta di mano.

Tornato tra i suoi e rivestiti i panni dello stratega, il Colonnello illustra pacatamente alla truppa il perche’ della partita aggiuntuiva con frasi del tipo: "dicono che siamo in finale perche’ abbiamo barato", "che loro meriterebbero la finale se fosse un torneo serio", e piu’ ancora, "ridono di Riccardo perche’ sembra Barbapapa’" e "sostengono che il Pelcio ce l’ha piccolo". La squadra risponde e comincia a schiumare rabbia. Segue l’ordine di ritirarsi non oltre le 23 al party della sera senza toccare alcol. Ritrovo la mattina alle 9 in pisicna.

Nella mezz’ora precedente la partita l’adrenalina cresce. I giocatori sono carichi a dovere e ci si continua a punzecchiare per tenere alta la tensione. Suona il gong d’inizio e Giacomone, per una volta proprio lui, esplode tutta la sua rabbia e potenza agonistica con una fuga impressionante che ci porta in vantaggio dopo meno di un minuto. Pubblico in delirio, squadra italiana riunita sotto il bordo inglese a urlare frasi denigratorie agli attoniti inglesi accompagnate da gestaggi irripetibili. Ebbra di gioia la squadra italiana richiede time out per continuare a dileggiare gli avversari per un altro minuto e vivere piu’ intensamente questo bell’episodio di vita sportiva. A malincuore riprendiamo la partita adottando il collaudato schema 0-6 che gia’ tanti successi ci aveva dato in passato: nessuno oltre la linea dei 6 metri e 6 giocatori a ruotare sulla linea di porta per salvare il risultato. Gli inglesi non riescono a leggere il nostro gioco e non concludono, tanto che a fine partita chiederanno quale tattica avessimo adottato: lo schema W, estemporanea improvvisazione del Colonnello che non vuole ammettere di avere una squadra che da’ il meglio solo se assetata di sangue, diventa leggenda. E la squadra italiana va in finale.

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